MANNUCCI DROANDI | Gambero Rosso. Autochtona 2016 report. Appunti di degustazione
Produttori Toscani di Vini biologici e olio di oliva di qualità | Italian Organic producers of Tuscan wines and extra-virgin olive oil
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Gambero Rosso. Autochtona 2016 report. Appunti di degustazione

09 Dec Gambero Rosso. Autochtona 2016 report. Appunti di degustazione

Bolzano capitale dei vitigni autoctoni italiani: almeno nelle due giornate di fine ottobre che hanno ospitato la manifestazione dedicata proprio ai vini prodotti con vitigni locali. Un sunto della tipicità ampelografica italiana.
 

Si è chiusa la 13a edizione di Autochtona, l’appuntamento annuale di Bolzano dedicato ai vini prodotti con vitigni autoctoni italiani.

Nelle due giornate del 24 e 25 ottobre sono stati oltre 1.200 i visitatori che hanno potuto incontrare 120 produttori, provenienti da 15 regioni italiane. Ben 480 le etichette in degustazione per un vero e proprio giro d’Italia alla scoperta dei nostri vini più tipici.

Fin dalla mattinata di lunedì gli stand erano pieni, a conferma dell’interesse di un pubblico sempre più alla ricerca di vini autentici, dal sapore antico e intimamente legati alla storia e alla tradizione del territorio. D’altra parte, il patrimonio ampelografico italiano è il più ricco al mondo. Si contano più di 400 vitigni autoctoni, che rappresentano una biodiversità dal valore inestimabile. Oltre al primato del numero in termini assoluti, la particolarità dell’Italia risiede nel fatto, che ogni regione possiede un gran numero di uve autoctone legate alla storia e della cultura enologica locale. Un universo di varietà che si è salvato grazie alla tenacia e alla passione di piccoli viticoltori, che hanno continuato a credere nei prodotti del loro territorio, tenendo vivo un forte legame con le loro radici. Autochtona rappresenta e dà voce proprio a questo mondo, che guarda con curiosità e interesse alla tradizione, alla tipicità, contro una visione standardizzata e industrializzata del vino, decretata dal successo dei più famosi vitigni internazionali.

Le degustazioni

A ogni edizione le degustazioni di Autochtona diventano sempre più interessanti. Se una decina d’anni fa i vini prodotti con vitigni autoctoni minori erano spesso delle piccole rarità artigianali, oggi il livello medio della qualità delle bottiglie è cresciuto moltissimo. I vini sono tutti delle belle espressioni varietali, molto interessanti per la loro tipicità territoriale. Nei nostri assaggi abbiamo deciso di privilegiare i vitigni più particolari, meno conosciuti, che raramente capita d’incontrare nel bicchiere. Certo anche il sangiovese, il nebbiolo, il verdicchio, sono autoctoni, ma il senso più profondo di Autochtona è valorizzare soprattutto i vitigni minori, ancora da scoprire.

Cominciamo i nostri assaggi con l’Abruzzo DOC Montonico Superiore 2015 Santapupa della Cantina La Quercia. Il montonico è un antico vitigno a bacca bianca da secoli presente in Abruzzo nella zona di Bisenti e Cermignano. Già nel 1600 la sua coltivazione era diffusissima e il vino molto apprezzato. Durante l’occupazione francese del 1798-99, i nostri cugini d’oltralpe lo chiamavano addirittura “le petit champagne”. Ma dopo il flagello della fillossera, il montonico ha rischiato la completa estinzione e solo di recente è stato piantato un nuovo vigneto recuperando le marze da vecchie viti. Il vino è profumato, fresco armonioso dalla beva molto piacevole.

Altro vino dalla storia così antica da sfumare nella leggenda è l’Albana di Romagna. Pare che già Galla Placidia, figlia dell’imperatore romano Teodosio, ne apprezzasse le virtù. Non le diamo torto assaggiando un calice di Albana DOCG 2015 della Cantina ColombardaIl bouquet è delicatamente aromatico, con note di scorza d’agrumi, frutta matura ed erbe officinali. Il sorso è intenso, equilibrato, con finale sapido e minerale.

Con i vini di Emilio Bulfon, viticoltore a Valeriano in provincia di Pordenone, entriamo veramente nella storia dell’ampelografia. Il suo lavoro di recupero di vecchie varietà autoctone friulane è straordinario. Solo grazie alla sua passione oggi possiamo degustare vini prodotti con vitigni ormai quasi estinti. Un vero viaggio nel tempo nel mondo del vino. Cominciamo con lo sciaglìn. Il nome “schiavolino” molto probabilmente sta a indicare le sue origini Slave. Bulfon lo vinifica in purezza in due versioni: Spumate Extra-Dry Metodo Charmat, aromatico, morbido con finale rinfrescante e nella versione classica, e Venezia Giulia Sciaglìn IGT 2015, un vino dal bouquet floreale, lievemente aromatico, dal sorso fresco e con buona persistenza finale.

Il cividin è un altro vitigno ormai abbandonato, che ritroviamo nel Blanc di Sanzuàn 2015, un vino dal bouquet fruttato, intenso e dal finale sapido.

Tra i rossi prodotti con vitigni in purezza assaggiamo il Cjanoròs 2015, il Venezia Giulia Forgiarin IGT 2015, il Venezia Giulia Piculit Neri IGT 2014 e infine il Fumo Rosso 2015, realizzato con il vitigno fumat. Proprio quest’ultimo ci è piaciuto particolarmente per la spiccata personalità, insieme al Picolit Neri.

Un bel bianco di carattere il Colli Tortonesi Timorasso Il Cantico 2013 di Daglio, che presenta unbouquet già in evoluzione verso note resinate, d’idrocarburo e di pietra focaia.

Interessante il recupero dell’antico vitigno autoctono invernenga, da parte della Cantina Pusterla. L’Azienda coltiva un vigneto urbano di quattro ettari nella città di Brescia e produce due vini. Il Pusterla Bianco 2015 si apre con delicati profumi floreali, ha un sorso fresco e piacevole con finale leggermente ammandorlato; mentre il Pusterla 1037,realizzato con uve di vecchie vigne, vinificate con una breve macerazione sulle bucce, ha un bouquet ampio con aromi di frutta matura, vivace freschezza, finale secco e deciso.

I vincitori

Dalla Puglia arriva una bella etichetta di fiano minutolo, vitigno autoctono che finalmente sta riconquistando terreno nel tavoliere. IlPuglia Fiano Minutolo Kimia IGT 2015 delle Tenute Chiaromonte esprime belle note aromatiche e floreali, ha un sorso vivace di piacevole freschezza agrumata, con finale sapido e minerale.

La Cantina Nesci di Palizzi, in provincia di Reggio Calabria, ci regala due belle versioni di nocera in purezza. L’antico vitigno a bacca rossa d’origine greca è presente da secoli sulle due sponde dello stretto di Messina. Il Palizzi IGT Rosato Toto Corde 2015, nasce da una vinificazione in bianco senza macerazione. Ha un colore rosa tenue con freschi aromi floreali, agrumati e di melograno. Mentre il Palizzi IGT Frasané 2015 spicca per eleganza del bouquet caratterizzato da delicate note floreali, fruttate, sentori balsamici e di macchia mediterranea.

Altro vitigno di nobili origini è il pallagrello nero, coltivato nella provincia di Caserta e apprezzato fin dal tempo dei Borboni. Una bella etichetta il Terre del Volturno Pallagrello Nero IGT 2014 del Casolare Divino,un rosso di buona struttura con bouquet elegante, trama tannica ben integrata e piacevole freschezza.

Sempre per restare in tema di rossi, interessante per tipicità territoriale, l’Emilia IGT Malbone 2014 di TerraQuilia, prodotto con malbo gentile. Un vitigno che in passato era utilizzato come uva da taglio per dare colore e corpo, ma che vinificato in purezza dona un vino di bella struttura con aromi fruttati di mirtilli, more, prugne e delicate note speziate.

Meritorio il lavoro di recupero realizzato dalla Cantina Mannucci Droandi, impegnata a ridare vita a vecchie varietà toscane come il pugnitello, la foglia tonda e la barsaglina. Ci è piaciuto in particolare il Toscana Pugnitello IGT 2011, un vitigno abbandonato per le sue bassissime rese, ma capace di regalare vini con intensi aromi fruttati, note terziarie di cuoio e tabacco, bella trama tannica e freschezza. Un vino che ha tutte le caratteristiche per dimostrare anche una bella longevità.

Chiudiamo con laMalvasia di Castelnuovo Don Bosco Doc 2015 della Cascina Gilli. Bella versione di malvasia di Schierano in purezza, una varietà a bacca scura della grande famiglia delle malvasie, diffuse in tutte il Mediterraneo. Aromatica e floreale, sprigiona un bouquet suadente di grande eleganza e finezza.

Autochtona awards

Alla fine dei due giorni di manifestazione e di degustazioni, la giuria di Autochtona, composta da wine journalist ed esperti del settore, presieduta da Stefania Vinciguerra, ha decretato i vincitori della tredicesima edizione scegliendo le 6 migliori etichette, tra le 70 finaliste:

Miglior Vino Rosso:Valpolicella Ripasso San Giacomo DOC 2014 – Villa Mattielli.

Miglior Vino Bianco:Colli Tortonesi Timorasso Cantico DOC 2014 – Giovanni Daglio

Miglior Vino Dolce:Malvasia di Castelnuovo Don Bosco DOC 2015 – Cascina Gilli

Migliori Bollicine: Metodo Classico Christian Bellei 2012 – Cantina della Volta

Miglior Vino Rosato: Marche Rosato Pinkonero IGT 2015 – Angeli di Varano

Speciale Terroir: Alto Adige Schiava Grigia Sonntaler DOC 2015 – Cantina Cortaccia.

a cura di Alessio Turazza

http://www.gamberorosso.it/it/vini/1025843-autochtona-2016-report-appunti-di-degustazione