MANNUCCI DROANDI | Intervista con www.Italiaatavola.net
La Mannucci Droandi trae origine dalle tradizioni agricole e vinicole di tutti i rami della famiglia. Roberto Giulio Droandi ha avuto tra i primi il coraggio di mettersi in gioco e ripensare la filosofia aziendale sulla base di una nuova sensibilità enologica rispettando il territorio
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Intervista con Italiaatavola.net

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Roberto Giulio Droandi  Il signore dei vitigni –

Roberto Giulio Droandi
La Azienda Mannucci Droandi trae origine dalle tradizioni agricole e vinicole di tutti i rami della famiglia. Roberto Giulio Droandi ha avuto tra i primi il coraggio di mettersi in gioco e ripensare la filosofia aziendale sulla base di una nuova sensibilità enologica rispettando il territorio. Ha il portamento di un aristocratico dei tempi andati ma frequenta più le vigne che i salotti. Roberto Giulio Droandi (nella foto), viticoltore aretino, è fiero del suo lavoro più che decennale sul recupero di antichi vitigni. Siamo nelle colline del borgo fortificato di Caposelvi, presso Montevarchi. Anche qui, forse più che altrove, il patrimonio ampelografico è stato impoverito dalla progressiva erosione genetica dovuta prima alla devastante fillossera, poi all’abbandono di cultivar sostituite da altre più produttive e più commercialmente affidabili.Droandi ha avuto tra i primi il coraggio di rimettersi in gioco e ripensare la filosofia aziendale sulla base di una nuova sensibilità enologica rispettando il territorio e cercando di ridar vita ad uve della memoria. Verifica le potature severe d’inverno, il diradamento dei grappoli in estate, la selezione delle uve prima in vigna e poi in cantina, segue il lavoro e la formazione dei collaboratori. Tutto in prima persona. Del resto per coniugare tradizione e innovazione, obiettivo dichiarato e perseguito con coerenza nel progetto aziendale, questa sembra essere la strada maestra. La tradizione va anche riferita alla storia familiare dei Mannucci Droandi, legata al mondo del vino fin dalle origini: il suo antenato Lorenzo Droandi fu esponente di quella elite di agricoltori moderni che si ispirava a Bettino Ricasoli e a Cosimo Ridolfi nella seconda metà dell’800.Tutta l’estensione aziendale – 100 ettari di cui 35 a vigneto e 12 a oliveto – è gestita con metodo biologico. Dal 1995 in collaborazione con l’Istituto sperimentale per la viticultura di Arezzo, con le istituzioni locali con gli istituti universitari si dedica allo studio e al recupero degli autoctoni non tanto per un ritorno al passato ma per rinnovare la vitivinicoltura rispettando i cicli naturali del terreno e delle stagioni e produrre vini dall’identità precisa e riconoscibile. Tra i primi progetti, sempre perseguiti con la preziosa collaborazione della moglie Maria Grazia Mammuccini, il monitoraggio e la lotta a infestanti crittogramiche e parassitarie e l’impianto di un vigneto sperimentale per la conservazione del germoplasma viticolo della provincia di Arezzo. Da una decina d’anni compie microvinificazioni seguite con trepidazione che danno la spinta per andare avanti. Le sperimentazioni insieme ad innovative tecniche di cantina hanno permesso ad uve considerate difficili di esprimersi al meglio. Da vitigni quasi estinti e più sperimentati, come Foglia Tonda, Bersaglina e Pugnitello, sono da tempo in produzione vini di decisa personalità.«Siamo stati molto felici di aver degustato già con la vendemmia 1998 il vino che avevamo in mente di produrre – dice – ma siamo anche coscienti di aver ancora molta strada da percorrere. Per questo ogni vendemmia è un momento di riflessione, il consuntivo delle fatiche di un anno, ma anche il punto di partenza verso obiettivi più elevati».Numerose le etichette di pregio dell’azienda che copre due territori: il Podere Campolucci dove hanno sede la cantina e il centro aziendale, nella zona del Chianti Colli Aretini, e il secondo, Podere Ceppeto, nel comune di Gaiole in Chianti. Sull’etichetta dei suoi vini Barsaglina e Foglia Tonda è raffigurata una solare Isabella Mannucci Carafa sedicenne, ritratta nell’800 da Stefano Ussi, ora alla Galleria d’arte di Palazzo Pitti, come tanti altri capolavori che la madre Matilde, recentemente scomparsa, ha voluto donare ai musei fiorentini. Tra gli altri prodotti di punta dell’azienda, il Rossinello Sangiovese Rosato, il Chianti Colli Aretini Docg, il Ceppeto Chianti Classico Docg, il Ceppeto Riserva e il Campolucci Toscana Igt. Droandi vive con la moglie che è direttore dell’Arsia, l’Agenzia regionale per lo Sviluppo e l’innovazione nel settore agricolo e forestale (ma anche grande esperta di enogastronomia d’epoca) in una casa antica tra cimeli di famiglia e un drappello di affettuosissimi cani ex trovatelli.