MANNUCCI DROANDI | Vin Santo - Mannucci Droandi
Mezzo ettaro, condotta con il metodo dell'Agricoltura Biologica, su terreno di medio impasto tendente all'argilloso, con forte presenza di scheletro, esposta a sud, ad una altitudine media di 300 m.s.l.m., assicura le migliori condizioni produttive che, unite a scelte agronomiche adeguate (conduzione del terreno con minima lavorazione, allevamento a cordone speronato corto, gestione della chioma in estate, selezione dei grappoli in vendemmia), garantiscono uve di grande qualità.
Vin Santo, Mannucci Droandi
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Vinsanto del Chianti Classico D.o.c.g.

CEPPETO - dell'Agricoltura Biologica

Mannucci Droandi - CEPPETO-VINSANTO
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About This Project

Il Vino: Dalla vendemmia 2003 abbiamo deciso di produrre il Vinsanto non solo per l’uso familiare. Tuttavia, abbiamo continuato a farlo nello stesso modo tradizionale, con le uve di sempre appassite lentamente sui cannicci, nei caratelli piccoli e “sulla madre” ereditata dai nostri antenati, senza aggiunta di lieviti, per poter offrire agli appassionati la possibilità di gustare il Vinsanto che non c’è più: aromatico, armonico, elegante, dolce e asciutto nello stesso tempo.

La vigna: Mezzo ettaro, condotta con il metodo dell’Agricoltura Biologica, su terreno di medio impasto tendente all’argilloso, con forte presenza di scheletro, esposta a sud, ad una altitudine media di 300 m.s.l.m., assicura le migliori condizioni produttive che, unite a scelte agronomiche adeguate (conduzione del terreno con minima lavorazione, allevamento a cordone speronato corto, gestione della chioma in estate, selezione dei grappoli in vendemmia), garantiscono uve di grande qualità.


L’uvaggio: Trebbiano 50%, Malvasia Bianca del Chianti 30% e San Colombano 20%.

L’enologo: Gianfrancesco Paoletti

La cantina: Responsabile Roberto Droandi.


La Tecnica: i grappoli scelti, vendemmiati a mano, vengono stesi delicatamente su cannicci e lasciati appassire al coperto, esposti all’ambiente e senza forzature, per alcuni mesi. Quando hanno raggiunto la giusta disidratazione, di norma nel mese di Dicembre, le uve vengono diraspate e poi pigiate delicatamente. Il poco mosto che se ne ricava viene messo a fermentare e poi a maturare “sulla madre” (il fondo semi-solido che non viene mai tolto e che determina il carattere di ogni singolo vinsanto) nei caratelli (piccole botti di legni vari) collocati nella “Vinsantaia”, la particolare cantina situata nel sottotetto ed esposta agli sbalzi termici stagionali. Qui, senza subire ulteriori travasi né altri interventi di alcun genere, effettua un lunghissimo processo di fermentazione e di affinamento, che dura fino alla svinatura e al successivo imbottigliamento (almeno quattro anni dopo la vendemmia), raggiungendo così una grande concentrazione (circa cinque volte di meno rispetto al volume iniziale) e assicurando in tal modo un prodotto unico ed esclusivo.


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